Qualche anno fa partecipai a una visita guidata curata da Serena Fappani e dall’Associazione Ville Borbone e Dimore Storiche della Versilia.
Un interessante e fortunato storytelling di Villa Tina, a cui nel giro di qualche anno hanno partecipato viareggini e turisti di ogni età.



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Qui di seguito la storia, così come Serena Fappani la illustrava nel corso della nostra visita.
Nel 1928 il Cavalier Lorenzo Manetti, già titolare di una storica farmacia fiorentina in via Delle Oche e poi di un’industria cosmetica che aveva fatto fortuna nel primo dopoguerra (ebbene sì: proprio quella Manetti & Roberts del Borotalco e dell’Acqua di Rose!), commissiona all’architetto Mario Padovani di Firenze una Villa come “residenza al mare”.

Viareggio era divenuta in questi anni luogo di ritrovo del beau monde d’Italia e perfino d’Europa.
Inoltre, con la nascita dei grandi hotel, degli stabilimenti balneari all’avanguardia per lusso e qualità dei servizi, dei café chantant, era meta prediletta da letterati, musicisti e attori celebri.

Padovani realizza così un edificio che valorizzi l’ubicazione all’angolo con due strade, la via Saffi e il viale a mare Carducci, e sceglie il gusto più amato dalla ricca borghesia del tempo, il così detto “Revival eclettico” o “di ritorno”, che su una struttura architettonica di impronta classica (con lesene, colonne, fasce marcapiano, mensole e archi), inserisce motivi decorativi ispirati al nuovo stile diffusosi in tutta Europa al principio del secolo: il Liberty.

Anche l’uso dei materiali scelti per gli interni, tra i più fastosi degli edifici mai realizzati a Viareggio, è in piena sintonia con i diktat dell’epoca: ferro battuto dalle linee curve e fitomorfe, marmi di prima qualità, legni intarsiati per la boiserie, vetri soffiati di Murano, una profusione di decori in gesso dipinto, grès smaltato nei mosaici dei pavimenti.
L’uso dei materiali scelti per gli interni è tra i più fastosi degli edifici mai realizzati a Viareggio
Il progetto prevede 20 vani, più una mansarda e un seminterrato destinato alla servitù.
Al pianterreno, il salone di ingresso e la sala da pranzo con la stanza perfettamente quadrata della veranda annessa, con le due pareti d’angolo occupate dalle splendide vetrate dipinte, sono il fiore all’occhiello della carriera del Padovani come architetto fuori delle imposizioni del Regime.

Purtroppo il Cavalier Manetti, che tanto sfarzo aveva voluto nella sua dimora di villeggiatura, si godette molto poco il suo gioiello: l’anno seguente, 1929, la proprietà passa alla vedova e in seguito alla figlia adottiva e ai vari eredi, fino al 1943, anno in cui viene acquistata da Fausto Tiberto.

Tiberto era un industriale milanese di origini fiorentine, che aveva fatto fortuna con la sua ditta di scambi ferroviari e la testimonianza diretta di una dei tre figli, Alba, ancora in vita, ci racconta di un problema coniugale di infedeltà di lui, fonte di litigi e preoccupazioni della consorte riguardo l’eredità messa in pericolo dalle donazioni di Fausto all’amante.

La signora Ernesta, detta TINA, convince perciò il marito a investire nell’acquisto della Villa, che – ricorda Alba – costò la cifra, abbastanza importante per l’epoca, di circa 2 milioni di lire e che fu intitolata alla moglie, TINA, appunto.
La signora Ernesta, detta TINA, convince perciò il marito a investire nell’acquisto della Villa
La guerra danneggia in parte la Villa e la famiglia per motivi di sicurezza si sposta spesso a Milano, ma è lo stesso Fausto al termine del conflitto a ristrutturare le parti colpite.

Alla sua morte la proprietà passa alle figlie Alba e Vera, costrette tuttavia nel 1963 a cederla alla famiglia Pardini per far fronte ai debiti della ditta del padre.
Alba porta con sé ciò che può, come i quadri del pittore Nomellini e gli arredi originali Ginori dei bagni.



La famiglia Pardini richiede intanto il permesso di rialzare di un piano l’edificio, dato il cambio di destinazione, da dimora privata a hotel.
Nel 1965 viene perciò aggiunto il secondo piano, il nome cambia in Hotel Metropol.

Purtroppo il rialzamento affidato al geometra Eraldo Giusti comporta delle modifiche strutturali molto pesanti, prima tra tutte la muratura dello splendido lucernario di vetro e ottone che dava luce dall’alto alla scala monumentale, inoltre il taglio della terza anta delle vetrate dipinte sul lato est, sacrificate per installarvi il vano ascensore.

Alcuni salottini, o fumoir, del pianterreno vengono trasformati in camere, modificandone così arredi e aspetto originario, come quello a destra dell’entrata, probabilmente rivestito in legno sulle pareti come uno studiolo fiorentino e da cui proviene la scrivania originale adesso al banco della reception.

Nel 1973 vi è un altro passaggio di proprietà: la Villa è acquisita dalla famiglia Danesi di Bagni di Lucca, che ne affida la gestione a un fratello emigrato in Inghilterra con i figli e che la manterrà fino al 1998, quando le figlie di Renzo Danesi, Roberta e Valentina, divengono gestrici, occupandosi della difficile manutenzione.

Infatti ogni oggetto d’arredo, manufatto, lampadario o decoro di Villa Tina è rimasto originale, vere e proprie opere d’artigianato uniche.
Ogni oggetto d’arredo, manufatto, lampadario o decoro di Villa Tina è rimasto originale, vere e proprie opere d’artigianato uniche
Vi lavorarono le migliori maestranze del tempo, i De Matteis di Firenze per le favolose vetrate dipinte con la tecnica detta “grisaille”, la ditta Spicciani di Lucca per la boiserie, mobili di raffinata fattura con intarsi di legni pregiati, noce, mogano, radica, gli artisti del vetro soffiato di Murano negli enormi lampadari fino a 16 lumi, la ditta Cosimini di Firenze per le decorazioni in gesso dipinto di pareti e soffitti ispirati a Villa Mansi di Lucca, così come gli artigiani che realizzarono i mosaici di grès in singoli tasselli di 2×2 cm.

La destinazione a struttura alberghiera è rimasta.
La Villa è stata dichiarata monumento nazionale, inoltre è divenuta Casa Comunale, con la possibilità di celebrarvi matrimoni o altri eventi, previo accordo con le proprietarie.

Inoltre, l’Associazione Ville Borbone e Dimore Storiche della Versilia – di cui Villa Tina al tempo di questa visita faceva parte – con l’intento di mettere a sistema le più prestigiose residenze della zona, organizza con regolarità eventi culturali, allo scopo di farle conoscere al grande pubblico e di valorizzare l’enorme patrimonio storico artistico di cui sono testimonianza.
Info:
telefono 0584 44450

Ringrazio per la collaborazione al testo Serena Fappani, che al momento di questa meravigliosa visita guidata faceva parte di Art&Fit e che mi ha accompagnata, spiegando tutti i dettagli riportati in questo articolo

Chi è Serena Fappani
Serena Fappani è una docente di Lettere, specializzata in Storia dell’Arte.
Ex alunna del prof. Franco Anichini, da diversi anni si dedica allo studio e alla ricerca sulla storia di Viareggio e il suo territorio, tema che propone come progetto anche nelle scuole.
Ha condotto diversi eventi in cui racconta le caratteristiche architettoniche e artistiche dei principali edifici storici della città, aneddoti e curiosità sui personaggi che vi hanno soggiornato.
In particolare ha riscosso un gradito consenso lo storytelling di Villa Tina e del Grand Hotel Royal, con un’importante partecipazione di pubblico.
Nel dicembre 2025 è uscito il suo primo romanzo “Mareggiate che lasciano conchiglie”, in cui l’autrice parla anche della storia della propria famiglia nel mondo della pasticceria, indubitabilmente legata al contesto cittadino degli Anni Venti/Trenta.
La visita guidata a Villa Tina è stata possibile – nel 2017 in cui è stata realizzata – grazie alla collaborazione tra Art&Fit di Serena Fappani e l’Associazione Ville Borbone e Dimore Storiche della Versilia, di cui Villa Tina al tempo faceva parte. Al momento la collaborazione non è più attiva.

FOTO DI CINZIA DONATI
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